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sabato 20 febbraio 2010

Naturopatia.....


Nonostante il paese reale abbia ormai detto sì ai naturopati, in Italia questa professione non è ancora regolamentata per legge a causa dell'ostracismo delle lobby dei medici e delle multinazionali del farmaco. Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha stabilito l'esistenza della figura del naturopata, ma questa, almeno per ora, è riconosciuta in Europa solo in Germania, Inghilterra, Portogallo, Ungheria, Svizzera; in Spagna è stato avviato il processo per il riconoscimento dei professionisti e la regolamentazione del settore mentre in Italia esistono solo alcuni albi creati dalle scuole, ma privi di un vero e proprio valore legale.

In questo ultimo anno e mezzo (più o meno) si è assistito ad una corsa galoppante di molte regioni all’approvazione di leggi o leggine riguardanti le discipline naturali, per molti diventate “biodiscipline o discipline bioenergetiche” ad eccezione dell’Emilia-Romagna che ha “osato” esplicitare il termine “naturopata” e richiamare la “Naturopatia”.

Come tutti sapranno, con la devolution e il recente decreto La Loggia approvato in parlamento, le regioni non potranno creare figure professionali né emanare leggi. Il compito di legiferare sulle nuove professioni spettera' definitivamente allo stato.

Una legge che smantelli la figura del naturopata o che lo misceli con altre professionalità non fa gli interessi di nessuno, men che meno delle medicine complementari nel loro complesso. Il lavoro delle Regioni potrebbe essere utile in un solo senso: quello di stimolare il legislatore a porre fine al periodo di latenza ed a promulgare una legge saggia ed utile, in linea con l’esperienza non solo europea ma internazionale.

E' noto che presso la XII° Commissione per gli affari Sociali della Camera esiste già il testo unificato per la regolamentazione delle medicine non convenzionali, naturopatia compresa.

Per quanto riguarda la proposta di Legge Lucchese, la XII Commissione affari sociali, sarebbe ora che elaborasse, in sede deliberativa, un testo di legge essenziale con il quale la figura del naturopata venga situata all’interno delle competenze socio sanitarie, con una formazione seria e rigorosa ed un curriculum quale quello delle altre professioni

Pertanto, partendo dal presupposto che ogni professionista, degno di essere definito tale, deve dimostrare professionalità e competenza, ne deriva che una formazione povera di contenuti e poco impegnativa non permetterà:

1) di raggiungere una sufficiente ed adeguata cultura sanitaria di base: infatti é doveroso "conoscere" per rendersi conto dei propri limiti di competenza che non devono essere assolutamente superati;

2) di acquisire le conoscenze necessarie ad attuare un approccio costituzionale, valutare le predisposizioni ed, infine, consigliare il programma salutistico adatto;

3) di possedere una seria e profonda cultura sia di base, sia in materia propriamente naturopatica, al fine di poter confrontarsi ed interagire con gli altri professionisti del settore della salute.

In Italia esistono istituti che insegnano le varie discipline legate alla naturopatia i cui studi hanno una durata di circa tre anni-quattro anni (per 1200-1600 ore complessive)